"Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita."

 

***

                                                 

Le mie impronte digitali

prese in manicomio

hanno perseguitato le mie mani

come un rantolo che salisse la vena della vita,

quelle impronte digitali dannate

sono state registrate nel cielo

e vibrano insieme

ahimè

alle stelle dell'Orsa maggiore.

 

***

 

"Dio! Che cosa successe dentro l’anima nostra! Fu uno sciamare di vestaglie azzurre verso l’alba. Scesi in giardino di corsa, mi inginocchiai davanti ad un pezzetto di terra e la bevvi con una fame primordiale. Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici "perché" del mio respiro. Da quel giorno cominciammo a vestirci, a pettinarci, a curare il nostro aspetto, perché fuori c’erano gli uomini. E le nostre anime dovevano per forza diventare belle"

 

 

***

 

Scrivo per dialogare con qualcuno. La poesia è una delle tante manifestazioni della vita. È un modo di parlare, può essere cattiva, buona, iraconda, inutile. È un modo di far teatro. La poesia è una maschera greca, un carnevale. Una dignità che non si ha, una dignità che si soffre. D’altronde ogni poeta vende i suoi guai migliori. Può essere anche un modo di sentirsi pazzi. Un modo di sentire e di sentirsi, di essere al mondo. Ma modo irrinunciabile; investitura divina che non consente abiure; personalissimo, esclusivo esserci; condanna e dono insieme.

 

 

Sono nata il 21 a primavera

Ma non sapevo che nascere folle

Aprire le zolle

Potesse scatenar tempesta.

Così Proserpina lieve

Vede piovere sulle erbe

Sui grossi frumenti gentili

E piange sempre la sera

           Forse è la sua preghiera            

 

 

 

Adattamento a cura di Marzia Ercolani di "L'altra verità, diario di una diversa" - Alda Merini