LA PRATICA ERRANTE

libera avventura verso i sogni

 

          LABORATORIO POETICO DI TEATRO E DANZA 

CONDOTTO DA

MARZIA ERCOLANI E ALESSANDRA CRISTIANI

 

“Il nostro arbitrio è libero e non ci sono erbe né incanti che possano forzarlo.”

DON CHISCIOTTE 

 

La pratica "errante” vuole essere una modalità di incontro con i partecipanti. Errante come ogni viaggiatore che attraversa nuove terre e che va all'avventura, così anche la sperimentazione espressiva e artistica apre vie spesso sconosciute di sé. E ancora e non meno importante, “erranti” come allenamento ad errare, provare, cadere, rialzarsi, ritentare.

 

Agire la poesia è un grande ingrediente delle arti performative, prezioso strumento di consapevolezza, di espressione, di libertà. Il laboratorio condotto da Marzia Ercolani (attrice, scrittrice, regista) e da Alessandra Cristiani (danzatrice butoh/performer) attraverso giochi teatrali e di danza, dialogo di libera espressione e disciplina, tenderà a smuovere la capacità di ascolto, di relazione con il gruppo e con sé stessi, per toccare emozioni profonde, rielaborarle e canalizzarle nell’arte del racconto e dell’espressione danzata. Ogni vita è un avventura, un viaggio. Ogni vita ha la sua epica. Filo conduttore del lavoro proposto sarà una sotterranea evocazione del grande personaggio Cervantiano, il Don Chisciotte, e del suo scudiero Sancho Panza. Metafora del binomio sogno/realtà, cultura/ignoranza, coraggio/paura, poesia/prosa che sono proprie di ogni anima, due facce della stessa medaglia. Duetto stendardo dell’amicizia e di rispetto reciproco. Chisciotte e il suo personalissimo poetico modo di andare alla conquista dei propri ideali. Meta del percorso è lasciare agli allievi l’esperienza di una grande avventura che possa cogliere, scoprire e donare, a sé stessi e al mondo, la loro poesia, quella dell’anima, del loro sguardo, delle loro sensibili qualità fisiche e caratteriali, esplorando sia la dimensione personale che quella collettiva, per esprimere i propri sogni, gli ideali, quali mulini a vento ognuno vede come giganti, quali baracche interiori possono diventare castelli, quale amore vede ogni difetto come oro, raccontare quel mondo fatto di personalissime visioni così presenti e inspiegabili, così totali e indicibili re sacra. Gli strumenti proposti saranno di natura molteplice. Marzia Ercolani condurrà i partecipanti ad allenarsi in esercizi corali, improvvisazioni, creazione di un personaggio, scrittura creativa e poetica. Alessandra Cristiani allenerà alla scoperta del proprio corpo, all’ascolto della vita interiore per stimolare un sentire amplificato, che renda pronti a farsi attraversare da una immagine che “ci” danzi tutti, così da essere abitati e mossi dalla propria poesia, a danzare versi e sogni, non a imitare forme.

 

 

IL LABORATORIO NEL DETTAGLIO 

 

Marzia Ercolani durante il laboratorio guiderà gli allievi proponendo loro vari approcci tipici dell’allenamento dell’attore, selezionandoli a seconda della risposta e del carattere del gruppo di allievi in dialogo con il lavoro contemporaneamente da Alessandra Cristiani.

 

  • azione come disegno nello spazio

  • camminate nello spazio - le velocità

  • esplorazioni sensoriali: mi trasformo in un elemento ( fuoco, aria, acqua terra), materia ( legno, carta, gomma… ), luci ( candela, neon, solare)

  • lavoro di coppia: lo specchio

  • Plasticità ( statue a tema, statue a coppia)

  • passaggi scenici: spazio, ritmo, azione concreta, qualità

  • tableau vivant: interpretare i personaggi di un quadro.

  • corpo immaginario: vecchi, bambini, mendicanti.

  • improvvisazioni a due battute

  • analisi del testo

  • abitare un personaggio, dall’azione alla parola.

  • scrittura creativa 

 

Alessandra Cristiani e la didattica.

Focus: il corpo reale La natura dell’atto è fondante. Attraverso il fare si può contattare profondamente l’essere. Il corpo nella totalità della sua natura sensibile ha un volume non immaginabile per la nostra coscienza. Una frontiera da indagare è la misura tra ciò che siamo e ciò che mettiamo in campo verso gli altri e verso di sé per fare esperienza di ciò che è reale e dialoga prepotentemente con le nostre necessità, desideri, intenzioni. Il lavoro direziona verso se stessi, per comprenderne la natura, le turbolenze, i suoi stati di quiete e soprattutto l’infinità di increspature del dato umano, dell’essere e dell’agire e rivelarne la poesia. Ogni minimo dettaglio espressivo del corpo è riconsiderato nella sua ricca e inestricabile natura di funzione motoria da un lato e come luogo di vita dall’altro. In questa prospettiva l’atto creativo è vitale, in costante divenire e riscopre la specificità di ognuno come essere umano nell’ampiezza della sua esistenza.

Poetica: la danza del corpo  Un centro, il corpo, da indagare, nel quale persistere e resistere, quando si è presi come da un incantamento: la danza. Allora rimanere. Rimanere fino a che qualcosa si schiuda, fino a che non incontriamo noi stessi, di nuovo, in una sorta di altro e più sottile riconoscimento del proprio sé.

 

Esperienza del training

-Entrare in contatto con  la processualità dell’azione e con la dimensione personale del silenzio, della relazione e dell’ascolto.

-Avvertire la condizione che crea e nutre il processo.

-Esplorare la fase processuale del fare conduce alla sottile e precisa determinazione del sé:

la presenza, la sua ombra e l’essenza vigile.

 

Nel dettaglio

-Attraverso una delicata attenzione al respiro approfondire e attivare la percezione e la mobilità dello spazio interno al corpo.

-Lavorare sulla fluidità delle articolazioni: collo, spalle, polsi, bacino, caviglie, colonna….per la bellezza di un comportamento naturale e per donare intensità al movimento. Le articolazioni sono degli importanti snodi energetici, spazi artistici, spazi creativi in cui dimora la stasi, l’impulso, l’ignoto.

-L’importanza dell’applicazione costante dell’esercizio per acquisire equilibrio, forza, flessibilità dell’edificio corporeo; per affinare un’apertura del corpo, una docilità all’azione, una consapevolezza nella dinamica.

 

L’immagine di danza frammenti poetici, parole, haiku: metafore dell’energia per tradurre in modo poetico il funzionamento del corpo in determinate condizioni.

Concretamente la persona è iniziata a delle facoltà corporee più intuitive attraverso l’utilizzo strategico di frasi poetiche e della forza suggestiva, alogica degli Haiku, elementi tutti di ispirazione che possano ricondurre la persona alla percezione e alla scoperta di un proprio paesaggio interiore. La breve poesia giapponese degli Haiku considerata la massima espressione della cultura zen, si distingue per la concisione e fugacità delle sue immagini. Gli Haiku sperimentano la realtà fenomenica al di là del suo aspetto visibile, come unità di spirito e materia; suggeriscono una percezione istantanea ed emozionale della realtà stessa, che si trasmette direttamente dai sensi con la quale è colta ad una comprensione più intima della stessa. Traducendo questa poetica delle immagini in una  metodologia autoriale,  l’incidenza degli Haiku  si riscontra nel tentativo di appellarsi non tanto ad un sistema codificato di coreografie, né ad un ingegno creativo e fantasioso e neppure ad una sorta di intelligenza nel comprenderne il significato, quanto piuttosto ad una sensibilità, un’essenza di sé, qualcosa che viene da momenti reali dell’esistenza e che rimangono impressi nelle nostre profondità in attesa di essere riattualizzati nel movimento dell’arte scenica.

 

***

 

 

 

 

 

 

      Alessandra Cristiani:

      danzatrice butoh - performer 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da sempre il movente del suo percorso è la possibilità di indagare e percepire la natura sottile del fenomeno corpo. Ha prediletto in tal senso una formazione non usuale per l’acquisizione delle competenze e delle sensibilità inerenti al movimento. Da un primo approccio al fare artistico che si è nutrito dei principi del Teatro di Strada, del Terzo Teatro, del Teatro di Ricerca, negli anni novanta si è orientata maggiormente nell’esplorazione del pensiero e della danza, tracciati dalla filosofia del “Buto Blanc”, del danzatore giapponese Masaki Iwana. Lo spirito tagliente, il rigore, il Nikutai dell’Ankoku Buto, divengono ulteriori strumenti di conoscenza e stimoli costanti per sondare e rinnovare una propria autorialità creativa. E’ performer e danzatrice. I suoi lavori a partire dal 2000 allenano la messa a fuoco di un metodo personale nell’individuazione delle tematiche e degli aspetti corporei, che nello scorrere della pratica vitale quotidiana, emergono come occasioni di danze performative, “opere d’essere”.

Il tempo, lo spazio, la memoria, l’energia, l’ignoto sono suoi esclusivi ambiti di ricerca, ulteriori sconfinamenti dello sguardo sulla materia corpo. 

Lo strabordare di un “paesaggio interiore” , la tattilità della presenza in scena, in dialogo con la natura dell’elemento circostante: lo spazio; l’invocazione della non azione, della dimensione del silenzio, quale cibo per le ossa, per le innervature tra muscoli organi visceri…sono possibili sorgenti presso le quali sostare in rituale ascolto, intercettando la debole voce del nuovo.

 

Premio Excelsior come migliore attrice per il corto La foto, regia Sara Masi (1997). Dal teatro di marca odiniana (Teatro Potlach, Toni Cots, Jean Paul Denizon, Teatro de los Andes, Nino Racco, Naira Gonzalez…) approda alla danza attraverso una personale esplorazione del training fisico dell’attore. Studia danza contemporanea con Moses Pendleton, Giovanna Summo, Domenique Dupuy, Hervè Diasnas; tecniche del mimo trasparente con Hal Yamanouchi; Respiro e movimento con il trainer Giuseppe Ravì; Qi gong con Solene Fiumani; Ideokinesis: Placement e Riposo Costruttivo con Ursula Stricker; la nuova danza giapponese (Butoh Dance) con Masaki Iwana,

Akira Kasai, Akaji Maro, Tadashi Endo, Ko Murobushi, Yoko Muronoi, Hisako Horikawa, 

Toru Iwashita, Daisuke Yoshimoto, Atsushi Takenouchi, Kohshou Nanami, Yuko Kaseki. 

Si laurea in Metodologia e Critica dello Spettacolo con la tesi sperimentale:Masaki Iwana e la tradizione del “Buto Bianco”.“The Intensity of nothingness”: Una metodologia della danza. 

Ha seguito corsi di formazione all’Istituto Europeo Shiatsu (IES) di Roma.

 

 

© 2016 by Atto Nomade
 

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