MANIFESTO PER UNA CULTURA AGITA

(dedicato ad Antonio Neiwiller)

 

Una cultura stanziale

è una pianta nata in serra.

Scaldata da raggi elettrici,

mai bagnata dalla rugiada. 

Una cultura concimata

da scopi chimici, 

lucidata, anabolizzata 

selezionata per compiacere

l'occhio goloso. 

Scontata, prezzata.

Cultura da discount.

Tutto ha lo stesso sapore,

lo stesso odore. 

Gli stessi pensieri, gli stessi gusti. 

 

Noi siamo ciò che mangiamo.

Noi siamo ciò che pensiamo.

 

Noi come massa, 

informe e insapore moltitudine

di carni da ingrassare, 

minuscole frazioni

di unicità mozzate, 

che riescono ad esistere

solo in gerarchia.

Animali in gabbia, 

senza  libera corsa

senza conoscenza. 

Morte utile al guadagno.

  

Che noi diventi una danza 

di sguardi personali, 

di soggettività condivise

di individuali esploratori.

Compiere atti nomadi. 

Intraprendere un pensiero errante. 

 

Che Artisti e intellettuali 

ritornino primitivi. 

Nomade non è senza terra

Nomade è colui che risiede, 

colui che abita.

che mette radici, costruisce case, 

coltiva campi, alleva animali.

E infine si allontana, 

alla ricerca di prati più verdi, 

di albeggi sempre diversi

celebrando i bisogni dei suoi animali.

 

Che Artisti e intellettuali 

portino al pascolo le proprie visioni, 

coltivino radici che non diventino catene, 

nutrite dall'azione che sposta, 

dall'esplorazione di altre zone, 

terreni freschi, sapori e odori nuovi

lasciando che crescano libere da ancore. 

 

Che artisti e intellettuali 

tornino a zappare il proprio orto, 

a transumare con gli animali,

ad offrire la propria produzione

porta a porta 

a non cercare sazi consumatori 

avvelenati dai conservanti

e affamati di stordimento

ma essere umani

da guardare negli occhi.   

 

Un’arte che smuova gli umori, 

che non compiaccia 

che  non distragga, 

un’arte che risvegli,

nel riso e nel pianto, 

che "sposti" dalle terre conosciute 

che infonda il coraggio

di guardare più in là, 

e restituisca

la ricchezza di partire 

la gioia di tornare, 

di crescere nel mondo

nomadi in evoluzione primitiva.

 

Marzia Ercolani