"Amo le vie secondarie, i viottoli incerti, fangosi, i sentierini boscosi, umidi, le orme che maree assorbono, le impronte che deserti dissolvono, i passi che violano nevi. Non per viaggiare ribelle, non per snobbare traffico, non per evitare pedoni, né per paura di confrontarmi con l'umana andatura. Ma perché arrivare al panorama da strade spianate non mi prepara a siffatta meraviglia. Perché su percorsi meno battuti imparo l'ascolto, la fatica, il dettaglio, ritrovo il me nel tutto, ricordo il tutto in me, incontro viandanti dalle scarpe sapienti e tocco l'indicibile bellezza degli anfratti. Perché quando infine un panorama si svela e ferma il mio cammino, allora ho la commovente gioia di nessun perché, di un nulla indefinitamente sacro che mi coccola, che mi accoglie. Appare nella sua potenza, nella sua maestria, come unica possibile sintesi divina, sacra, di quei passi azzardati tra viuzze, labirinti boscosi, vette imponenti e lande sabbiose. E mi sussurra con amore che ogni mio passo, ogni mio giorno speso in "allungatoie", ha curato ogni frettolosa miopia, ogni compulsiva cecità, e mi ha donato iridi pronte a sostenere la scintillante vividezza dell'arcobaleno, di quel magico ponte dipinto che tiene per mano cielo e terra."

 

da "La vita che ti appunta" - Marzia Ercolani